mercoledì 9 novembre 2011

I Beppini

Dagli scarti della frutta e della verdura nascono 64 creme di una leccornia unica

A volte le grandi idee sono semplici e nascono come risposta a un dolore. In questo caso era, addirittura, angoscia. Quella provata nell’ascoltare una trasmissione tv che sentenziava: «Da qui a pochi anni sulla terra non ci sarà più cibo per tutti».

Siamo nel 1992 e Beppe Porqueddu, (la sua storia potete trovarla sul n. 23/2010 di Città Nuova), osserva per la prima volta con occhi diversi i fichi e i fichi d’India, colorati e abbondanti, che nel giardino dei suoi nonni in Sardegna non riscuotono tanto successo né in famiglia né tra gli amici. La prima idea è, invece, di non lasciare quei frutti incolti, di farne della crema da dessert e del liquore di fico d’India che ancora non viene prodotto industrialmente.

Perché la terra non basta a produrre cibo per tutti – è la domanda di Beppe – «se a pochi metri da casa mia il buon Dio fa crescere tutta questa roba, buona e nutriente, che spesso viene derisa come inutile?». Altra intuizione. D’estate, da ragazzo, Beppe aiuta il padre nei lavori dei campi e così ha modo di conoscere i vari tipi di ortaggi. Gettare pomodori, melanzane, bucce di finocchi e perfino le bucce dell’anguria gli sembra uno spreco. Come farne una risorsa? «Ero attento osservatore – racconta Beppe – delle cose che tutti buttano e chi l’ha detto che non sono buone?». Ormai adulto, e trasferito a Roma per lavoro, il profumo delle parti scartate del finocchio gli fa venire in mente l’idea di un condimento per la pasta.

S’inventa una crema vellutata con olio d’oliva, sale e gli scarti del finocchio: una vera délicatesse. In breve si moltiplicano i vari prodotti. Le creme, dolci e salate e i liquori, per ora, raggiungono quota 64. E nascono dalla carruba, dalle bucce di anguria, di arancia, di pesca, mescolate con frutta, ortaggi, anche in versione piccante, con peperoncino. Tutto rigorosamente biologico, sterilizzato in modo naturale, senza conservanti e additivi di nessun genere. L’intera collezione, dal nome di battesimo del suo ideatore, si chiama “I Beppini: gusti, profumi e sapori dell’orto dei nonni di casa mia”, perché tutto nasce dall’antica cultura contadina che, conoscendo ogni varietà dei frutti della natura, non getta nulla.

“Formaggiando sfizioso” sono, invece, 14 diverse ricette di prodotti da abbinare ai formaggi. Ci sono 12 varianti di fichi, anche al rum.

Per il dessert la serie “Un cioccolatino da mangiare con il cucchiaino”. Un elegante vasetto composto da vari strati di crema dolce di frutta e di verdure alternati a cioccolata e pensato per la festa di san Valentino, per essere mangiato “a due”, con un unico cucchiaino per gli innamorati di ogni età.

venerdì 4 novembre 2011

Da spreco a risorsa

Come fare a non buttare nella spazzatura quintali di prodotti alimentari invenduti?
La scena a cui ho assistito sotto casa l’altra sera ha dell’assurdo. Ma è molto più frequente di quanto si pensi. Su di un furgoncino vengono versati secchi e secchi pieni di carne provenienti dal supermercato sottostante. La destinazione è evidente: diventeranno spazzatura. Stessa sorte per quei sacchi di pane accatastati lì vicino e per quella frutta matura che non si può più vendere. Poco più avanti, davanti alle porte di una chiesa, c’è chi chiede l’elemosina e di fronte alla parrocchia si è aperto un nuovo sportello della Caritas, perché i bisogni di chi non arriva alla famosa quarta settimana, e neanche alla terza, sono in aumento.

Anomalie di un sistema sociale che vive pienamente la crisi e che rischia di finire per abituarci alle cose più assurde, come quelle appena descritte. I dati sono preoccupanti. Secondo Il libro nero dello spreco in Italia (Ed. Ambiente), curato da Last Minute Market, società di ricerca dell’università di Bologna, nel nostro Paese ogni anno finiscono nella spazzatura 12 miliardi di euro, quanto basterebbe per sfamare 636 mila persone. Gli ipermercati buttano via ogni giorno 250 chili di cibo, mentre 20 milioni di tonnellate di cibo ancora buono proveniente dai campi o dalle case finiscono tra i rifiuti. Una tendenza, come è logico, purtroppo, non solo italiana: dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50 per cento.

Nel nostro Paese qualche buona proposta per invertire la tendenza non è mancata. Nel 2003 era entrata in vigore la legge detta del buon samaritano che autorizzava le onlus a distribuire gratuitamente prodotti alimentari agli indigenti. Queste, di fatto, possono prelevare da mense, ristoranti, supermercati, cibo ancora buono, ma invenduto, e portarlo a chi ne ha bisogno. A distanza di anni, però, sono stati riscontrati alcuni difetti dell’impianto normativo, ostacoli fiscali e igienico-sanitari, che di fatto impediscono tale azione. Già nei mesi scorsi mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, aveva lanciato l’idea della bread-card, una carta del pane che autorizzi le persone disagiate a recuperare di persona i prodotti nei forni, nelle pizzerie, nei supermercati e nelle mense del loro quartiere, in un orario prefissato a fine giornata. «Portare quantitativi di pane, pizza, biscotti nei nostri centri non è la soluzione – afferma mons. Feroci –: sarebbero troppi anche per noi e i trasporti troppo costosi e ingombranti. Perché invece di far muovere le merci non facciamo muovere le persone? Attraverso le card si creerebbe una rete di solidarietà allargata a tutta la città: un intero territorio solidale e non solo degli snodi solidali». A Caritas, municipi, comune spetterebbe in questo caso il ruolo di ponte fra chi offre e chi chiede.

Altra proposta: un recente disegno legge bipartisan presentato da 30 senatori di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. “Un pasto in famiglia”, questo il suo nome, è finalizzato alla semplificazione degli adempimenti burocratici e fiscali a carico dei soggetti donatori. Un’iniziativa, che, come spiega il primo firmatario, il senatore Luigi Grillo, «mira a liberare le grandi potenzialità delle micro-donazioni a favore delle comunità e delle associazioni, ma anche dei singoli nuclei familiari».

Non si fa fatica a immaginare che il buon senso dei singoli porti, ad esempio, un pizzaiolo a donare al povero vicino quanto gli avanza piuttosto che buttarlo, ma se questo stesso buon senso finisse dentro una legge…

Aurora Nicosia

venerdì 28 ottobre 2011

Regalo fai da te

«Avendo iniziato, nostra figlia, la scuola elementare, si è subito presentata la questione delle feste di compleanno e quindi dei regali. Aveva suscitato in me molto interesse la scelta di una mamma che, anche per motivi economici, non comprava regali, ma faceva fare dei lavoretti ai figli per il festeggiato o per la festeggiata. Ho colto in questo atteggiamento la possibilità di portare avanti valori – e non consumismo – e un’occasione di educare i nostri figli a ciò che è importante nei rapporti. Parlando con gli altri genitori, sono emerse le implicazioni di una scelta del genere. Le feste di compleanno sarebbero state, per il bambino, solo gioiosa attesa per stare insieme agli amici e non attesa di regali. Non ci sarebbe più stata una certa “classificazione” dei compagni sulla base del regalo più azzeccato. Poi, preparare con le proprie mani e la propria fantasia – che poi diventa “cuore” –, una sorpresa alimenta nel bambino la capacità di voler bene all’altro, bello o brutto che sia, uguale o diverso, simpatico o anche un po’ antipatico. Infine, ma non per ultimo, sarebbe stato un modo per aiutare i nostri figli a “svincolarsi” dalla mentalità consumistica che ci opprime.

«Tutte queste motivazioni meritavano, quindi, una riunione tra genitori! Così, un giorno, ci siamo ritrovati e chi non è potuto venire ha mandato una lettera con il proprio pensiero, o telefonato. Non è stato difficile trovare un accordo: niente regali “comprati”, ma lavori fatti dagli stessi bambini.

«La prima festa di compleanno fatta secondo il nuovo “stile” è stata proprio una sorpresa per tutti: sulla parete del salotto di R. c’erano disegni, poesie e persino un acquario tridimensionale con pesci, alghe e stelle marine! Dei veri capolavori!».

Etta

giovedì 27 ottobre 2011

Famiglie e usura

Una delle trappole dell'acquisto a rate è che si rischia di cadere nell'indebitamento, per cui è sempre meglio valutare bene le proprie possibilità economiche prima di fare un acquisto e lasciar strare se per ora non è possibile senza necessariamente ricorrere al credito al consumo. Mi arriva questa nota di Carlo Cefaloni.

Il segnale più eloquente della crisi economica è l’impoverimento del ceto medio, quello che prova vergogna nel chiedere aiuto. Non si tratta di ossessione da shopping. Casi in cui occorre il sostegno psicologico. Quello che servirebbe ad un sistema che incentiva a comprare anche il superfluo e a tentare continuamente la fortuna, con l’avvertenza finale «gioca il giusto». Bisogna perciò agire sulle cause remote, su quel clima seduttore in cui il denaro, come dice Shakespeare, è capace di invertire il senso delle cose, rendere «brutto il bello, volgare il nobile» e quindi è capace di inghiottire anche chi semplicemente inizia, senza rendersene conto, accendendo troppi presiti da restituire in “comode” rate che, prima o poi, cominciano a decorrere. Call center dedicati al recupero crediti generano quella angoscia che non è mai buona consigliera e rischia di far scivolare verso scelte imprudenti. Il percorso di una cittadinanza attiva e solidale parte, perciò, dalla costruzione di legami di fiducia che liberano dalla solitudine.

La persona vale molto di più dei suoi debiti. Da queste esperienze nascono le numerose realtà anti usura presenti in Italia che aiutano a difendersi da certe prassi delle società finanziarie, a trattare e rinegoziare mutui e prestiti,ma, innanzitutto, a mettere ordine nel bilancio personale e familiare. Come fa, ad esempio, la cooperativa di “mutua auto gestione” (Mag) di Venezia (www.magvenezia.it) con il suo servizio di prevenzione dell’eccessivo indebitamento. Un buon decalogo di regole per difendersi dall’usura si trova sul ricco sito della fondazione padre Pino Puglisi (www.fondazioneantiusura.it).


venerdì 14 ottobre 2011

Non è Francesca

Un anonimo lettore leggendo il post "Vivere con stile" del gennaio 2011 si chiede chi è Francesca, l'autrice dell'intervista al sottoscritto. E' semplicemente una giornalista del settimanale "La vita del popolo" di Treviso. Per assonanza mi ha fatto veire in mente il famoso brano di Lucio Battisti.












"Ti stai sbagliando chi hai visto non e'
non e' Francesca
Lei e' sempre a casa che aspetta me
non e' Francesca
Se c'era un uomo poi
non puo' essere lei
Francesca non ha mai chiesto di piu'
chi sta sbagliando son certo sei tu
Francesca non ha mai chiesto di piu'
perche' lei vive per me
Come quell'altra e' bionda pero'
non e' Francesca
Era vestita di rosso lo so
non e' Francesca
Se era abbracciata poi
no non puo' essere lei
Francesca non ha mai chiesto di piu'
chi sta sbagliando son certo sei tu
Francesca non ha mai chiesto di piu'
perche' lei vive per me
lei vive per me
lei vive per me"

Fare il bilancio familiare

I prezzi aumentano, i risparmi diminuiscono, il governo regge e le entrate tributarie pure. Tanto per essere concreti, l’inflazione tocca il 3 per cento con una leggera stima al ribasso, il tasso di risparmio è al 12 per cento sul reddito disponibile, il governo incassa la fiducia con 316 voti alla Camera e le entrate tributarie aumentano dell’1,7 per cento. Si procede così, come nelle onde della tempesta, come nella vita, tra alti e bassi. Eppure i numeri non misurano la felicità, ma ci possono insegnare ad essere più oculati. La crisi economica ha, infatti, anche i suoi effetti positivi se ci obbliga ad una gestione delle finanze più consapevole. Il gruppo Findomestic, tra i principali operatori in Italia per il credito alle famiglie, ha elaborato un sito web, http://percorsi.findomestic.it, senza fini di lucro, per fornire delle utili nozione di base su come gestire al meglio le proprie risorse finanziarie. A sorpresa, scopriamo, che al contrario di quello che si pensa e, a volte, troviamo scritto nei giornali, il ricorso al credito al consumo, tipico della classe media italiana, in tempi di crisi diminuisce perché più c’è crisi più le famiglie fanno i conti con un budget ridotto e meno tendono a prendersi impegni per il futuro. Normalmente un italiano su due ha già fatto ricorso in passato all’acquisto a rate tramite un prestito per una casa, una macchina, un mobile, elettrodomestici. È così frequente che la macchina, l’acquisto più importante dopo la casa, è comprata a rate nel 64 per cento dei casi. Sembra un consiglio lapalissiano, ma come evidenziano anche le pillole formative presentate nel sito di Findomestic, le difficoltà nascono dalla mancanza di conoscenza del proprio bilancio familiare. La famiglia, dal punto di vista economico, è una piccola azienda a tutti gli effetti e, il primo campo di osservazione è avere chiaro quali sono le entrate e le uscite mensili. Senza questo primo mattoncino non si può edificare nulla. Basta cominciare, per chi non lo facesse, da annotare su un quaderno le entrate e uscite mensili e tirare le somme su quanto si spende per le varie uscite: affitto, mutuo, alimenti, vestiario, benzina, rate varie. Una volta effettuato il bilancio, mese dopo mese, parlandone in famiglia, anche con i bambini, si tirano le somme su quali spese sono necessarie e quali sprechi sono stati fatti. Oggi che è più difficile tenere sotto controllo le spese è più che mai necessario fare un bilancio per pianificare le spese a breve, medio e lungo termine. Per non avere imprevisti e dormire, per quanto possibile, tranquilli. Non sempre, infatti, conviene ricorrere a un prestito se non si conosce la propria situazione, e a volte, se il conto è spesso in rosso, può essere controproducente aumentare il sovra indebitamento. Oltre i simpatici test, per capire se si è cicale o formiche, apprendisti o maghi della finanza è anche utile per approfondire visitare il sito www.creditoresponsabile.it .

mercoledì 5 ottobre 2011

Sono fuori dal tunnel

Piccole avventure di inizio dell’anno scolastico. Ma la scuola non era gratuita?

Come inizio dell’anno scolastico non c’è male. Prima procedura richiesta ai genitori che hanno figli nella scuola elementare: calcolare l’Isee che sta per “indicatore di situazione economica equivalente”. È un indicatore che determina la situazione economica di una famiglia con cui si possono richiedere prestazioni agevolate di natura sanitaria o sociale. Nel mio caso la riduzione del contributo per la mensa scolastica dei miei due figli. Dall’anno scorso, infatti, il Comune di Roma ha raddoppiato la tariffa mensile, portandola da 40 ad 80 euro. L’attestazione Isee è rilasciata dai Caf, centri di assistenza fiscale gratuiti. E, qui scatta il primo permesso dal lavoro e, almeno, un’ora di tempo. L’attestazione Isee va, poi, consegnata al proprio Comune di residenza, unitamente ad altri moduli da compilare in loco. Nel mio municipio di competenza sbrigano solo 200 pratiche al giorno legate ad altrettanti numeri da ritirare all’ingresso. L’ufficio apre alle 8 e 30. Sono arrivato alle 7 e 45 ed ho preso solo il numero 53. Per prendere il biglietto numero 1 un signore è arrivato alle 6 e 30. Scattano almeno altre due ore di attesa e di permesso dal lavoro. Ultima tappa: la ricevuta del Comune di Roma che indica l’importo esatto della rata da pagare, in base al reddito, va consegnata presso la segreteria scolastica. Scatta un’altra ora di permesso.

Per due figli sono, dunque, almeno 100 euro mensili, per un reddito medio. La lezione curriculare di musica e di attività motoria, all’interno del consueto orario di lezioni, si paga. Sono rispettivamente 55 e 32 euro all’anno. Il sapone, la carta igienica, rotoli di carta assorbente da cucina, materiali vari, risme di carta e altro sono a carico delle famiglie e si pagano con un fondo cassa organizzato dal rappresentante scolastico. Spesa media annuale, compresi i costi delle gite, 150 euro l’anno. La merenda da portare a scuola può costare, diciamo un euro al giorno. I bambini che fanno tempo pieno, rimangono a scuola fino alle 16 e 30, ma i genitori che lavorano entrambi non possono prenderli prima delle 18. Si devono affidare, nel caso di mancanza di parenti, alle baby sitter (circa 8 euro l’ora), al dopo scuola (45 euro mensili) o a i corsi organizzati con l’ausilio di cooperative nella fascia oraria dalle 16 e 30 alle 18. Un corso di ginnastica artistica, di attività sportiva costa 35 euro al mese, un corso di pittura o canto 25 euro al mese. In genere c’è una combinazione tra le tre ipotesi. Nel mio caso, la spesa si aggira sui 180 euro mensili per due bambini. Includendo tutte le spese si arriva ad una spesa annua di circa 4 mila euro. E i libri, nella scuola primaria, sono ancora gratuiti! Le forme di risparmio nascono dalla cooperazione tra le famiglie. Le feste con date di compleanno ravvicinate si accorpano, si comprano i materiali scolastici: colla, penne, colori, quaderni, in grande quantità all’ingrosso a prezzi di costo, si scambiano vestiti usati per bambini ancora in ottimo stato utilizzabili per i figli minori. Anche se permane un ragionevole dubbio: ma la scuola dell’obbligo non era gratuita? «Sono fuori dal tunnel» – cantava Caparezza –, ma, forse, non intendeva quello scolastico della Gelmini.