giovedì 16 maggio 2013

Come misurare il benessere



In un ascensore di New York due vecchi amici, ancora giovani per la verità, s’incontrano e incuranti degli estranei si chiedono due domande fondamentali. «Che ruolo hai nella tua azienda e quanto guadagni?», che in inglese suona: «How much you make?». Stile diretto, veloce, del resto siamo in ascensore, dove l’unità di misura della qualità della vita è il denaro, in questo caso il dollaro. Come per le persone accade con gli Stati, non solo Uniti. L’unico indicatore dello stato di salute di un Paese è il Pil e la felicità fa ancora rima con liquidità. Senza nulla togliere all’importanza del contante e ai parametri economici, oggi è ampiamente avvertita la necessità di valutare il benessere con l’aggiunta di nuovi indicatori perché non tutto è monetizzabile. Per questo motivo il Cnel e l’Istat hanno elaborato il Bes, il benessere equo sostenibile, per monitorare le condizioni economiche, sociali, ambientali in cui viviamo con uno spettro di dimensioni molto più ampie che aspirano a diventare una sorta di “Costituzione statistica” per tracciare la direzione del progresso nella società italiana bilanciato dall’eguaglianza e dalla sostenibilità. Le dodici dimensioni del benessere si articolano analizzando la salute e gli stili di vita della popolazione, l’istruzione e la formazione permanente, il lavoro e la conciliazione dei tempi di vita, il benessere economico, le relazioni sociali, la politica e le istituzioni, la sicurezza, il livello di soddisfazione per la propria vita, il paesaggio e il patrimonio culturale, l’ambiente, la ricerca e l’innovazione, la qualità dei servizi. È dalla combinazione di questi elementi, dall’armonia e l’equilibrio di come sono vissuti a livello personale e collettivo che nasce un nuovo paradigma per misurare le criticità dell’esistente e per segnare un percorso per il futuro. E sono molti gli studi, le proposte e gli indicatori alternativi al Pil che sono stati elaborati in molti Paesi, basti pensare all’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, al Fil (Felicità interna lorda) che si calcola nel piccolo regno asiatico del Bhutan. L’importante è non valutare più la nostra vita e quelli degli Stati solo con il Pil ma con un modello organizzativo che valuti tutti gli aspetti della vita come già descritto nel libro Con stile di Città Nuova. Il benessere passa dalla semplicità e dalla complessità della vita umana.

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