venerdì 14 novembre 2014
Fame zero
venerdì 24 maggio 2013
Gomme riconvertite
Asflati più duraturi e meno rumorosi, delimitatori di corsia,
dissuasori di sosta, ma anche campi da calcio, piste di atletica,
lampade per la scrivania… sono alcuni esempi di migliaia di prodotti che
si possono realizzare con la gomma dei pfu, ovvero gli pneumatici
giunti a fine vita. Quando queste gomme non hanno più le caratteristiche
idonee alla circolazione su strada, vengono tritate e trasformate in
minuscoli granuli (inferiori al millimetro), pronti così per essere
trasformati in altri prodotti.Ecopneus, società senza scopo di lucro e principale responsabile della gestione di raccolta e recupero dei pfu in Italia, promuove la diffusione dei prodotti contenenti gomma riciclata dagli pneumatici. Conta tra i soci, 59 aziende produttrici e importatrici di pneumatici in Italia e dal 2011 è impegnata nella riconversione dei pfu, curandone la raccolta e il recupero. Sul proprio sito web (www.ecopneus.it) è disponibile un catalogo liberamente consultabile, con marca e prezzo. Sono prodotti che trovano moltissime utili applicazioni in settori anche molto diversi tra loro come quello delle infrastrutture viarie, dell’arredo urbano e dello sport. Troviamo ad esempio pannelli per l’isolamento acustico e termico, le pavimentazioni antiscivolo per il bordo piscina, i tappeti antitrauma per le aree gioco dei bambini, ma anche accessori per l’ufficio come le penne, il portapenne da scrivania, le cartelle porta documenti o la lampada da tavolo.
Di recente il ministero dell’Ambiente ha firmato un protocollo d’intesa con Ecopneus, prefettura e comune di Napoli, con l’obiettivo di ripulire l’intera area del comune dove giacciono pneumatici abbandonati. Un’area colpita da roghi tossici di rifiuti, alimentati proprio dai pfu. Un’attività illegale in forte aumento che distrugge uno dei territori più belli d’Italia.
Ecopneus è stata scelta come partner del ministero dell’Ambiente grazie non solo all’efficienza dimostrata nel primo periodo di attività ma anche all’impegno costante nella tutela del territorio italiano, avendo già recuperato circa 20 mila tonnellate di pfu abbandonate illegalmente in alcune aree industriali di Ferrara, Buccino (Sa), Oristano e Olbia nel corso del 2012, e a Poviglio (Re) e Aulla (Ms) nei primi mesi del 2013.
Lorenzo Russo
mercoledì 21 novembre 2012
Riparo, riuso, recupero
Aurora Nicosia
mercoledì 9 novembre 2011
I Beppini
A volte le grandi idee sono semplici e nascono come risposta a un dolore. In questo caso era, addirittura, angoscia. Quella provata nell’ascoltare una trasmissione tv che sentenziava: «Da qui a pochi anni sulla terra non ci sarà più cibo per tutti».
Siamo nel 1992 e Beppe Porqueddu, (la sua storia potete trovarla sul n. 23/2010 di Città Nuova), osserva per la prima volta con occhi diversi i fichi e i fichi d’India, colorati e abbondanti, che nel giardino dei suoi nonni in Sardegna non riscuotono tanto successo né in famiglia né tra gli amici. La prima idea è, invece, di non lasciare quei frutti incolti, di farne della crema da dessert e del liquore di fico d’India che ancora non viene prodotto industrialmente.
Perché la terra non basta a produrre cibo per tutti – è la domanda di Beppe – «se a pochi metri da casa mia il buon Dio fa crescere tutta questa roba, buona e nutriente, che spesso viene derisa come inutile?». Altra intuizione. D’estate, da ragazzo, Beppe aiuta il padre nei lavori dei campi e così ha modo di conoscere i vari tipi di ortaggi. Gettare pomodori, melanzane, bucce di finocchi e perfino le bucce dell’anguria gli sembra uno spreco. Come farne una risorsa? «Ero attento osservatore – racconta Beppe – delle cose che tutti buttano e chi l’ha detto che non sono buone?». Ormai adulto, e trasferito a Roma per lavoro, il profumo delle parti scartate del finocchio gli fa venire in mente l’idea di un condimento per la pasta.
S’inventa una crema vellutata con olio d’oliva, sale e gli scarti del finocchio: una vera délicatesse. In breve si moltiplicano i vari prodotti. Le creme, dolci e salate e i liquori, per ora, raggiungono quota 64. E nascono dalla carruba, dalle bucce di anguria, di arancia, di pesca, mescolate con frutta, ortaggi, anche in versione piccante, con peperoncino. Tutto rigorosamente biologico, sterilizzato in modo naturale, senza conservanti e additivi di nessun genere. L’intera collezione, dal nome di battesimo del suo ideatore, si chiama “I Beppini: gusti, profumi e sapori dell’orto dei nonni di casa mia”, perché tutto nasce dall’antica cultura contadina che, conoscendo ogni varietà dei frutti della natura, non getta nulla.
“Formaggiando sfizioso” sono, invece, 14 diverse ricette di prodotti da abbinare ai formaggi. Ci sono 12 varianti di fichi, anche al rum.
Per il dessert la serie “Un cioccolatino da mangiare con il cucchiaino”. Un elegante vasetto composto da vari strati di crema dolce di frutta e di verdure alternati a cioccolata e pensato per la festa di san Valentino, per essere mangiato “a due”, con un unico cucchiaino per gli innamorati di ogni età.

