La cirsi morde ancora di più e lo conferma il crollo dei consumi: meno 2,1 per cento rispetto ad un anno prima. A dirci che è il dato perggiore dal 1990 è l'Istat. Non si sa più come fare a risparmiare e c'è chi cavalca, in vista delle prossime elezioni europee, l'onda di protesta verso l'euro visto come fonte di tutti i mali. I coniugi Chiara Giaccardi e Mauro Magatti nel loro ultimo libro Generativi di tutto il mondo unitevi! per i tipi della Feltrinelli vedono anche nella crisi una possibilità di crescita. «Mangiamo senza aver fame – scrivono gli autori – siamo in mezzo agli altri rimanendo soli, facciamo sesso senza amare». Un uomo di sabbia ingabbiato in un sistema di acciaio perché la crisi che attraversiamo investe anche l’idea di libertà che abbiamo professato. Nel frattempo crescono le diseguaglianze, l’indifferenza, la depressione.
Come, allora, liberarsi dall’oppressione della società contemporanea? I nostri autori introducono il concetto di “generatività” che non coincide con il solo “fare figli” perché è molto più di un atto biologico: è simbolico, politico, antropologico. È generativo l’educatore che sa “tirar fuori” il meglio dai suoi studenti, l’imprenditore che non segue il profitto ma un sogno da realizzare con i suoi collaboratori. «Sono generativi l’artigiano e l’artista quando amano quello che fanno e, attraverso la loro maestria, aggiungono bellezza al mondo». È generativo il volontario che sana una lacerazione del tessuto sociale, il professionista che persegue il bene comune, «l’amministratore locale che sa porsi come punto di aggregazione delle tante energie presenti sul territorio, diventando il volano per la mobilitazione di risorse diffuse capaci di rinsaldare i legami comunitari».
Una teoria sociologica, dunque, che scavalca l’orizzonte individuale per aprirsi alla società e alla politica come mezzo per superare la società consumistica. La nuova parola d’ordine è generare come atto supremo di libertà creativa.
lunedì 24 marzo 2014
lunedì 10 febbraio 2014
Le compagnie mi maltrattano
Un lettore non condivide l'ultimo post e riporto la sua opinione.
"Ho letto il suo articolo e non mi trova d'accordo.
Non dovrebbe essere necessario affrontare il problema di
come risparmiare nel contrarre una polizza R.C. auto, salvo che, il mercato
sia aperto alla concorrenza e quindi ci si troverebbe di fronte allo stesso
meccanismo per l'acquisto di una scatola di pomodori.
Sappiamo che questa serietà non esiste, anzi, si potrebbe
trovare più furbetti tra le assicurazioni che tra gli assicurati.
La causa di tali ed eventuali comportamenti si trova
nell'obbligo che l'automobilista ha di contrarre una polizza R.C, questo senza
essere tutelato, mentre le assicurazioni non hanno nessun obbligo da
rispettare.
Le compagnie d'assicurazione mi "maltrattano",
in buona sostanza, per mezzo del potere assoluto che detengono, nello stipolare
un contratto che non è mai un "con-tratto".
Allora il problema va affrontato ponendosi delle domande:
come mettere sullo stesso piano i doveri sia dell'assicurazione sia dell'assicurato?
L'automobilista, giustamente, è obbligato a contrarre una
polizza R.C. auto, le assicurazione devono essere obbligate a trattare
il prezzo delle polizze con i rappresentanti degli automobilisti e il governo;
e devono essere obbligate a stilare un contratto base, sempre con i
rappresentanti degli automobilisti e del governo, un contratto molto preciso e
chiaro, senza che abbiano la possibilità di tergiversare".
giovedì 23 gennaio 2014
Caro auto
In Germania converrebbe emigrare anche per pagare meno le
assicurazioni dei veicoli. A Monaco assicurare un motociclo di cilindrata 150
costa 20 euro l’anno: a Milano 177 e a Napoli 659. Un guidatore esperto di
automobile a Napoli paga 1300 euro, ad Amburgo 322. Non c’è partita. Su 32
milioni di veicoli assicurati in Italia, più di 4 milioni, l’8 per cento del
totale sono fuori legge: non pagano la polizza. I fanalini di coda sono la Campania, la
Puglia, la Calabria. Guidano il gruppo dei virtuosi il Trentino Alto Adige
seguiti da Friuli e Veneto. Secondo una ricerca dell’Istituto tedesco “Qualità
e finanza” le agenzie più economiche sono, nell’ordine: Italiana assicurazioni,
Zurich e Reale Mutua. Per poter risparmiare ci viene in aiuto il decreto
“Destinazione Italia” varato il 23 dicembre e in attesa di essere convertito
entro il 24 febbraio. Prevede lo sconto del 7 per cento sulla tariffa per gli
automobilisti che accetteranno di installare “una scatola nera” sul proprio
mezzo. Già due milioni di italiani lo fanno e conviene solo per le aree ad alto
rischio di frode con tariffe più elevati perché installarla costa 75 euro. La
scatola nera monitora il comportamento degli automobilisti e può essere uno
stimolo, dato che tutto viene registrato, per dei comportamenti virtuosi. Un
ulteriore sconto del 5 per cento, che può salire fino al 10 per cento nelle
regioni a rischio, è previsto per gli automobilisti che decidano di farsi
riparare la macchina presso una carrozzeria convenzionata con l’assicurazione.
È uno dei modi per evitare frodi che sono una delle voci di spesa che fanno
elevare le tariffe. Per lo stesso motivo non sarà più possibile convocare dei
testimoni di comodo al processo che non erano stati inseriti nella denuncia
iniziale. E’ un vero malcostume italiano, avallato da molti, anche da chi
dovrebbe difendere la legalità. Sono previsti altri sconti ma attendiamo
l’esito della legge perché già montano le proteste, spesso ingiustificate, di
carrozzieri, avvocati, periti e compagnie assicurative. Conviene, in ogni caso,
confrontare le tariffe sulla garanzia obbligatoria di Rc auto sul “preventivatore”
unico dell’Ivass nel sito www.ivass.it.
Trovata la tariffa più adatta è sempre utile trattare con gli agenti per
ottenere un prezzo più basso. È una fatica necessaria che, a volte, porta
frutto.
mercoledì 18 dicembre 2013
Il tasso soglia
I trucchi delle banche non si verificano solo a livello
macroeconomico come attesta una recente multa di 1,71 miliardi di euro affibbiata
a grandi banche che manipolavano i tassi a breve tempo dell’euro, facendo
cartello tra banche che dovrebbero essere in concorrenza allo scopo di utilizzare al meglio i guadagni dei derivati. (vedi articolo di
Giuditta Marvelli sul Corriere delle sera
del 5 dicembre 2013 a pagina 31). Sembra una notizia che vola alta sopra le
nostre teste, invece, risulta che più del 90 per cento dei nostri correnti
bancari, analizzati dalla Cofi, leader in Italia nel settore dei controlli
bancari, risultano irregolari. I tassi di interesse, per esempio, che la banche
richiedono per i vostri mutui, prestiti e fidi, non devono superare il
cosiddetto tasso soglia, un tasso di interesse massimo che non può per legge
essere oltrepassato perché si commette usura. Ma è un calcolo troppo complicato
da effettuare da soli, anche se potete provarci all’indirizzo: http://www.altroconsumo.it/soldi/mutui/speciali/tasso-usuraio-verificate-che-il-vostro-prestito-non-lo-raggiunga-la-legge-vi-tutela.
Di fatto succede che paghiamo, spesso, interessi maggiori del dovuto con spese
aggiunte, maggiorate e camuffate che superano la soglia consentita dalla legge.
Se ciò avvenisse e potete dimostrarlo sarebbe una grande notizia. Per legge le
banche sono costrette a restituire gli interessi pagati e non dovuti e,
inoltre, potete restituire solo la quota capitale del mutuo che avete ancora in
essere senza pagare più interessi alla banca. Sarebbe un vero bingo e lo
prevede una recente sentenza della cassazione del gennaio 2013. Si può chiedere
la restituzione per un mutuo contratto o estinto nel limite di un decennio
perché prima scatta la prescrizione. È una vera e propria truffa difficile da
individuare se non rivolgendosi ad associazioni per i consumatori come
Adiconsum o a società come la Cofi.
giovedì 21 novembre 2013
Non comprate un’auto: affittatela
Non è solo questione di vita sobria, di minor impatto
ambientale perché affittare un’auto, conti alla mano, conviene in ogni caso ai
singoli e alle città. È un’ottima alternativa all’acquisto, soprattutto di una
seconda auto: a Milano restano parcheggiate per il 97 per cento del tempo. E il
costo medio, oltre alle spese per l’acquisto, è di 3500 euro l’anno per
percorrere 5 mila chilometri.
Il Sole24 calcola
che il costo di esercizio di una utilitaria per 5mila chilometri, calcolando
0,72525808 euro a chilometro, è di 3.600 euro, mentre per 10mila chilometri,
calcolando 0,46965776 a
chilometro, si arriva a 4.700 euro. Il costo di un car sharing per l’iscrizione varia da: 19 a 120 euro per anno.
L’utilizzo per 2 ore e 50 chilometri: dai 27 ai 30 euro. Per 100 utilizzi
annuali sono circa 3mila euro. Una nuova formula innovativa è Car2go perché basta associarsi e si può
con una app si può prendere e
lasciare la macchina dove si vuole all’interno dell’area metropolitana di
Milano. È una formula efficiente e competitiva che ha già raggiunto 50 mila
iscritti. Funziona anche per i giovani, per cui non è sempre necessario
comprargli la macchina, tanto che nel 2014 Car2go
approderà anche a Bologna, Firenze e Roma. Da fine anno ci sarà a Milano la
concorrenza, per il libero mercato del car sharing di Eni (con Fiat e
Trenitalia come partner) con le autovetture, come Car2go, che si potranno prendere e lasciare in qualsiasi punto
all'interno dell’area coperta. A Napoli, invece, operano Bee green mobility sharing e Ci.ro,
mentre e-Vai fornisce auto elettriche
alle stazioni di Trenord in Lombardia. In tutta Italia il servizio di car
sharing è attivatoin una ventina di città, tra cui Bologna, Genova, Milano,
Palermo, Roma, Torino, Venezia.
In Europa, secondo una ricerca, entro il 2020, gli iscritti
saranno 15 milioni, mentre i veicoli in condivisione arriveranno a quota 240
mila, per un terzo a propulsione elettrica.
1) Risparmio sulle spese di acquisto e dei costi di esercizio di un'auto
2) Accesso a corsie preferenziali, a Ztl e a posti riservati (secondo il gestore)
3) Meno traffico e inquinamento e più spazi disponibili per i parcheggi
Tre svantaggi
1) Bisogna attivarsi per ogni utilizzo
2) Se si va e si resta in un luogo si paga anche la permanenza prima del ritorno o si deve disattivare il servizio
3)Per spostamenti più lunghi o per più giorni può essere opportuno avere o noleggiare un mezzo
lunedì 4 novembre 2013
Il positivo della crisi
La crisi continua a mordere e molti economisti ancora non vedono la luce in fondo al tunnel. In ogni caso la parabola discendente dell’economia occidentale non è inutile, ci ha insegnato che è effimera la felicità promessa del consumismo e abbiamo imparato che ci sono degli effetti positivi sui comportamenti dei singoli e degli Stati. Aumentare le tasse, per esempio, su alcool e fumo, com’è successo in Gran Bretagna e in Finlandia ha avuto ricadute positive sulla salute dei cittadini, sono diminuite le malattie correlate all’uso di tabacco e Bacco. Vuol dire meno spese per la Sanità, meno uscite personali per vizi inutili. La mancanza di risorse, anche se il costo del carburamte è diminuito del 5,5 per cento, ha costretto a usare meno la macchina. Vuol dire crescita dell’uso di trasporto pubblico, diminuzione del traffico perché, dove è possibile, ha avuto un grande incremento l’uso della bicicletta. Effetti collaterali: città un po’ meno congestionate dal traffico, riduzione di anidride carbonica nell’atmosfera e, soprattutto, calo dei morti per incidenti stradali.
Tra gli effetti positivi anche il recupero del fare, della manualità. Dal pane fatto in casa all’orticoltura, alla riparazione di oggetti che prima si cestinavano con facilità. Mia moglie con un euro di farina fa a mano il pane per un’intera settimana, anche se è vero che ne mangiamo poco, e una teglia di pizza con 0,60 centesimi di farina.
Fare significa per l’antropologo Tim Ingold che ha appena pubblicato Making intraprendere un lavoro creativo che implica maestria, intelligenza, rivalutando quel lavoro manuale che ha fatto grande l’Italia. Riscoprire antichi e nuovi mestieri, lavori legati all’agricoltura, al manifatturiero, al territorio potrebbe essere una via di rilancio perseguibile. Da grandi artigiani è nata la moda italiana, da ottimi cuochi e viticoltori la cucina e l’enogastronomia. «Il fare − scrive Adriano Favole sul Corsera − non è un’attività ancillare e secondaria rispetto al conoscere, ma è espressione di quel sapere incorporato in cui forma e materia si compongono in una tessitura complessa e inestricabile». Il fare artigianale garantisce innovazione, sperimentazione, originalità, personalismo e non è inferiore alla serialità industriale e ingegneristica.
Tra gli effetti positivi anche il recupero del fare, della manualità. Dal pane fatto in casa all’orticoltura, alla riparazione di oggetti che prima si cestinavano con facilità. Mia moglie con un euro di farina fa a mano il pane per un’intera settimana, anche se è vero che ne mangiamo poco, e una teglia di pizza con 0,60 centesimi di farina.
Fare significa per l’antropologo Tim Ingold che ha appena pubblicato Making intraprendere un lavoro creativo che implica maestria, intelligenza, rivalutando quel lavoro manuale che ha fatto grande l’Italia. Riscoprire antichi e nuovi mestieri, lavori legati all’agricoltura, al manifatturiero, al territorio potrebbe essere una via di rilancio perseguibile. Da grandi artigiani è nata la moda italiana, da ottimi cuochi e viticoltori la cucina e l’enogastronomia. «Il fare − scrive Adriano Favole sul Corsera − non è un’attività ancillare e secondaria rispetto al conoscere, ma è espressione di quel sapere incorporato in cui forma e materia si compongono in una tessitura complessa e inestricabile». Il fare artigianale garantisce innovazione, sperimentazione, originalità, personalismo e non è inferiore alla serialità industriale e ingegneristica.
lunedì 2 settembre 2013
Start. Ricominciare.
A settembre riprendono tutte le attività di studio e di
lavoro. Come conservare il tesoretto di buonumore conquistato ad agosto?
È uno strano Paese l’Italia. Le ferie, a differenza di altre
nazioni, si fanno quasi solo ad agosto, il mese dominante del vuoto civile, del
riposo a tutti i costi, delle strade vivibili, del buonumore da ritrovare.
Tempo utile anche per riscoprire quelle bellezze artistiche che non si ha,
nella propria città, mai tempo di frequentare, magari in bicicletta. Sì perché
il tempo e lo stress sono le variabile fondamentali dell’asse cartesiano
moderno che non disegna più una linea di confine tra la vita, il tempo libero e
il lavoro. Non si ha mai tempo per sé, per riposare bene, per staccarsi dal
lavoro, per nutrirsi bene, per curare il proprio corpo, per fare sport, per
trovare degli spazi di benessere, con sé e con gli altri. Si vorrebbe che ci
fosse un po’ di vacanza ogni mese, ogni settimana, ogni giorno senza essere
travolti dalla centrifuga quotidiana di impegni, figli, lavoro e riuscire a
prolungare gli effetti benefici oltre il fatidico mese di agosto.
Per ricominciare si potrebbe pensare a programmare per prime
le cose a cui mai si pensa: lo sport, il riposo, le prossime vacanze, il tempo
dedicato a moglie, figli, amici e a coltivare l’interiorità. In tempi di tagli
alle spese per le famiglie dove si compra meno pane e cereali, si rinuncia alle
visite mediche, si beve la birra perché meno costosa del vino e i consumi per
abbigliamento, giornali, riviste, auto crollano dal 20 al 30 per cento non c’è
certo da stare allegri. Ma la riscoperta della cucina povera, di non sprecare
più nemmeno il pane, ma di riscaldarlo e riciclarlo, di una semplice
passeggiata all’aria aperta, di una buona lettura per arricchire la mente e lo
spirito, di una chiacchierata in salotto a tv, tablet, ipad, telefono, computer
spenti, sono ingredienti che danno sapore alla vita, sprigionano un retrogusto
dolce per le amarezze della giornata e profumano anche le giornate piovose.
L’Italia, si sa, ha ben altri problemi, ma per sopperire allo
sconfinamento tra vita e lavoro, in Giappone le aziende e i governi locali
devono tenere sotto controllo il giro-vita dei cittadini tra i 40 e i 74 anni,
il limite è 85,09 centimetri per gli uomini e 90 per le donne. In Cina, a
Pechino, i dipendenti pubblici sono obbligati a fare ginnastica due volte al
giorno sul luogo di lavoro. Che la magrezza e la mente sgombra siano uno dei
segreti della crescita del Pil e del benessere? Il fatto di avere uno stomaco
un po’ più vuoto ci obbliga a riempire la mente di pensieri, iniziative, idee?
Non è mai stato dimostrato un legame di causa ed effetto, ma di certo l’Europa
è anziana e stanca, l’Asia proiettata verso il futuro. Un motivo ci sarà.
Dal ritorno dalle vacanze converrà programmare il riposo e un
paio di gite fuori porta, in un luogo da ricordare, in Italia non ne mancano.
Sono emozioni positive che non dissipano il tesoretto di buonumore accumulato
in villeggiatura. Permettono l’esposizione ai raggi solari che sono un
toccasana perché proteggono la salute del cuore e del cervello, regolando, tra
l’altro, il tono dell’umore.
Buonumore che cresce quando una famiglia non è debole nei
suoi rapporti interni ma è ricca di affetti e di dialoghi che generano apertura
e azioni per gli altri, per il bene comune, in tutti campi: assistenziale,
culturale, politico, educativo, sportivo.
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